Il Romanzo Uno Nessuno e Centomila, scritto da Luigi Pirandello dal 1909 al 1926, è composto di otto libri, conententi diversi capitoli. Quella che si presenta è una struttura coesa anche se spezzettata.
Pirandello nasce nel 1867 e nella sua vita è stato uno scrittore, un poeta e un drammaturgo che nel 1934 viene insignito del Nobel per la letteratura. Morì nel 1936 a causa di una polmonite presa sul set del film tratto dal suo romanzo "Il fu Mattia Pascal".
Uno dei saggi di Pirandello, "L'umorismo", contiene una delle sue riflessioni più importanti riguardante il fatto che mentre il comico genera quasi immediatamente la risata perché mostra subito la situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere, l'umorismo nasce da una più ponderata riflessione che genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione. Nell'umorismo c'è il senso di un comune sentimento della fragilità umana da cui nasce un compatimento per le debolezze altrui che sono anche le proprie. L'umorismo è meno spietato del comico che giudica in maniera immediata.
L'analisi dell'identità condotta da Pirandello lo portò a formulare la teoria della crisi dell'io. Secondo Pirandello, paradossalmente,il solo modo per recuperare la propria identità è la follia, tema centrale in molte opere, nel quale Pirandello inserisce anche una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda, cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi, delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali. Questo comportamento porterà presto all'isolamento da parte della società e, agli occhi degli altri, alla pazzia.
Abbandonando le convenzioni sociali e morali l'uomo può ascoltare la propria interiorità e vivere nel mondo secondo le proprie leggi, cala la maschera e percepisce se stesso e gli altri senza dover creare un personaggio, è semplicemente persona. Esemplare di tale concezione è l'evoluzione di Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, nessuno e centomila.
Tutto nasce quando un giorno il protagonista Vitangelo Moscarda, un uomo benestante di Richieri, scopre, grazie alla moglie, di avere il naso leggermente storto, questo è un problema per Vitangelo poiché è un dettaglio di cui non si era mai accorto. Egli capisce che gli altri hanno una percezione diversa di lui rispetto a sé stesso, inizia a vedere i piccoli difetti di cui non si era mai accorto e inizia a capire diverse cose della sua vita, tra cui che in realtà il padre fosse un usuraio e che quindi la banca che aveva ereditato lo rendeva egli stesso un usuraio.
A questo punto cerca però di cambiare la sua immagine agli occhi degli altri intraprendendo delle azioni che però lo fanno risultare nient’altro che pazzo.
La prima di queste è quando simula lo sfratto di Marco di Dio e di sua moglie, affittuari di una delle sue case, a cui però poi successivamente donargli un appartamento nuovo. Successivamente Vitangelo ritira tutti i suoi capitali dalla banca ereditata, condannandola così al fallimento. A questo giro le conseguenze sono più serie: la moglie decide di lasciare la casa e anche il suocero ci litiga. A questo punto tutti lo credono impazzito.
A questo punto entra però in scena un nuovo personaggio, Anna Rosa, un’amica della moglie, che la quale lo avvisa che la moglie e alcuni suoi amici, con la testimonianza dei funzionari della sua banca, di Marco di Dio e altri testimoni, stanno cospirando contro di lui per poterlo dichiarare alterato di mente. Vitangelo riesce a scampare al piano e successivamente si confida con Anna Rosa, la quale però con un gesto inaspettato cerca di ucciderlo con una pistola.
Per questo tentato omicidio di procede con un processo nel quale Vitangelo mente dicendo si sia trattato di un incidente, mentre Anna Rosa confessa.
Nel finale Vitangelo nel finale racconta di come alla fine si trovi in uno ospizio e che abbia accettato la sua condizione. “Non mi sono più guardato in uno specchio, e non mi passa neppure per il capo di voler sapere che cosa sia avvenuto della mia faccia e di tutto il mio aspetto”.
Vitangelo Moscarda è un uomo benestante che vive la sua vita normalmente fino a quando un giorno la moglie gli fa notare un piccolo dettaglio. Questo dettaglio scatena in Gengè la necessità di distruggere l’immagine con cui gli altri lo vedono, dopo che si rende conto che viene visto in maniera molto diversa da come lui si vede. Nel percorso finisce per diventare completamente pazzo, ma nel finale il trauma causatogli dal sopravvivere alla morte gli fa accettare la situazione.
La moglie è l’autrice dell’evento scatenante, rivela a Vitangelo quel piccolo dettaglio sul naso che lo farà divenire pazzo. Dopo il fallimento della banca lei lascerà la casa del marito e sempre lei, con l’aiuto dei due amministratori di banca “alleati”, cercherà di far rinchiudere Vitangelo, con lo scopo primario di riacquisire i beni del patrimonio del protagonista.
Anna Rosa viene presentata come un’amica della moglie di Vitangelo, questa però rimarrà vicina al protagonista informandolo quando viene a conoscenza del piano per farlo rinchiudere. Successivamente Gengè si confiderà con lei, ma sarà sempre lei a tentarne l’omicidio sparandogli, Vitangelo però cercherà di difenderla nel processo, ma lei ammetterà il crimine.
Gli altri personaggi di rilievo nel romanzo sono Firbo e Quantorzo, due amministratori della banca di Moscarda e Marco di Dio e la moglie Diamante, prima vengono sfrattati e successivamente ricevono in regalo la casa.
La spiegazione risiede nell’io umano, Pirandello descrive il protagonista Vitangelo Moscarda come un uomo che si vede in una determinata maniera, e pensa che tutti lo vedano così. A questo pensiero si attribuisce appunto l’uno, il centomila nasce invece nel momento in cui Vitangelo prende coscienza del fatto che ognuno ha un punto di vista diverso, ciò determina successivamente la sua pazzia e il suo annullamento, il suo vivere senza identità, appunto nessuno.
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